Vittorio Sgarbi

Vittorio Sgarbi

 

Biografia

 

Si laureò in filosofia con specializzazione in storia dell’arte all’Università di Bologna e iniziò ad occuparsi di arte, diventando ispettore della sovrintendenza ai beni storici e artistici in Veneto. Ha insegnato per tre anni Storia delle tecniche artistiche all’Università di Udine.

Sgarbi è figlio di Giuseppe e Rina Cavallini, farmacisti ferraresi. Ha una sorella, Elisabetta, attualmente direttore editoriale presso Bompiani. Celibe, ha riconosciuto tre figli, dichiarando in merito: «Sono contrario alla paternità. Quella del padre non è una categoria a cui ritengo di dover appartenere. Ciò detto sono anche contrario all’aborto. Ci sono donne che hanno voluto figli da me, non io da loro perché non può esserci l’obbligo di diventare padre»[1].

Nel Giugno 2011 la Corte di Appello di Ancona gli attribuisce la paternità di una ragazza di tredici anni, avuta da una cantante lirica di origine albanese. Intervistato per chiarimenti su tale vicenda, Sgarbi dichiara alla stampa di avere almeno una quarantina di figli.[2]

In una puntata della trasmissione “Confronti” condotta da Gigi Moncalvo, Sgarbi ha dichiarato di “essere fiero di essere cattolico”.

 

Carriera di critico d’arte

Parallelamente alla sua attività politica, continua ad occuparsi di arte[3], commentando in videocassetta alcune delle opere dei più importanti pittori e scrivendo numerosi saggi e libri specializzati. I titoli più rilevanti da lui pubblicati sono Carpaccio (1979), I capolavori della pittura antica (1984), La stanza dipinta (1989), Davanti all’immagine (1990, vincitore del Premio Bancarella), Onorevoli fantasmi (1994), Lezioni private (1995), Lezioni private 2 (1996), Davanti all’immagine (2005), Ragione e passione. Contro l’indifferenza (2006), Clausura a Milano, Da Suor Letizia a Salemi (2008) (scritto con Marta Bravi).

Nel 2008 Sgarbi commise un atto di plagio intellettuale, copiando quasi testualmente, in una sua introduzione a un volume sul Botticelli, le frasi che la storica dell’arte Mina Bacci scrisse sul pittore quattrocentesco in un fascicolo dei «Maestri del colore» (Fabbri editore) nel 1964.[4]

Nel 2010 viene nominato Soprintendente della Soprintendenza speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo museale della città di Venezia e dei comuni della Gronda lagunare. La nomina è stata successivamente annullata dalla Corte dei Conti. Attualmente Sgarbi ricopre il ruolo di Soprintendente “ad interim” in attesa che il Ministero definisca la procedura per la nuova nomina.[5]

Nel 2011, incaricato dal Ministero per i beni e le attività culturali, è curatore del Padiglione Italia e dei padiglioni regionali per la 54 Esposizione internazionale d’arte di Venezia organizzata dalla Biennale di Venezia (4 giugno – 27 novembre 2011). Con i padiglioni regionali per la prima volta l’esposizione viene dislocata in terraferma nelle diverse regioni.

Carriera televisiva

Sgarbi si affermò come grintoso personaggio televisivo (si è autodefinito “polemista[6]) soprattutto come ospite della trasmissione televisiva Maurizio Costanzo Show, durante la quale alternava apprezzate lezioni d’arte a vivaci dispute verbali nei confronti degli altri ospiti. È infatti nello storico programma di Costanzo che Sgarbi pronuncia la prima parolaccia della storia della televisione italiana: durante una puntata un’insegnante lesse una poesia di cui era l’autrice; durante la lettura si accese un diverbio con Sgarbi che giudicava la poesia orribile. La lite culminò quando l’insegnante per tre volte disse al critico: “lei è un asino poetico“, affermazione cui Sgarbi replicò: “e lei è una stronza!!”. Costanzo si arrabbiò molto e disse a Sgarbi di chiedere scusa alla donna, cosa che il critico rifiutò seccamente. La vicenda ebbe un enorme risalto nei media, dato che all’epoca nessuno aveva volontariamente violato il tabù di dire parolacce in televisione. L’insegnante querelò Sgarbi, che fu condannato a pagare una multa di 60 milioni di lire.[7][8]

Nel 1989 assurse all’onore dei rotocalchi quando augurò la morte al suo maestro Federico Zeri (disse «odio Federico Zeri e gli augurò la morte!!») nel corso d’una puntata del programma di Costanzo. Secondo Sgarbi, Zeri ne aveva infatti preteso il licenziamento perché convinto della sua colpevolezza riguardo alle accuse della contessa trevigiana Pia Bressanin della Rovere. La Bressanin affermò che Sgarbi l’aveva indotta a consegnargli un quadro di Giovanni Agostino da Lodi (La cena di Emmaus) che il critico d’arte aveva riconosciuto nel Museo civico Luigi Bailo di Treviso, a cui la contessa l’aveva affidato anni prima. Secondo la donna, Sgarbi – allora funzionario alla Sovrintendenza ai Beni artistici e culturali del Veneto – le aveva rivelato che la tela era in pessimo stato e necessitava di un restauro; essendo però il costo dell’operazione assai alto, Sgarbi avrebbe convinto la nobildonna a vendergli l’opera. La contessa affermò di avere ricevuto da Sgarbi solo 8 milioni invece dei 25 pattuiti. L’accusa sosteneva inoltre che Sgarbi avesse taciuto l’intera operazione alle autorità competenti. Il critico da parte sua negò decisamente che vi fosse stata una sua qualsiasi omissione. Curiosamente, il giorno della morte di Zeri, Sgarbi sostenne: «ora che è morto, vorrei vederlo vivo»[9]

La sua apparizione televisiva nei primi anni’90 fu in generale salutata come una novità, anche se ci fu chi, come il critico televisivo Beniamino Placido, riconoscendo il fascino che il personaggio esercitava su un vasto pubblico, ne scherniva l’autorevolezza come critico d’arte unita allo stile poco ortodosso di divulgatore, definendolo in un suo articolo: “Il Fatuo Magico“.[10]

Dal 1992 al 1999 condusse il programma Sgarbi quotidiani su Canale 5; famosa è la puntata in cui per protesta rimase in silenzio per ben 15 minuti (l’intera durata della trasmissione). La sua singolare protesta era verso Berlusconi, e riguardava la tempesta scoppiata nelle reti Fininvest circa la possibilità di criticare il Cavaliere nella sua campagna elettorale del 1994. Berlusconi aveva infatti dichiarato: “alla prima che mi fate vi licenzio e ve ne andate”. Durante gli istanti finali di quella puntata mostrò ai telespettatori un foglio di carta con scritto: “Basta.Si’”.[11]. Curiosamente la puntata fu seguita da tre milioni e mezzo di spettatori, totalizzando il 20% di share[12]. Altro record di ascolti venne raggiunto, nel dicembre del 1997, da una puntata girata in esterna con la collaborazione del giornalista Antonio Panei, in occasione della restituzione ai monaci trappisti dell’Abbazia delle Tre Fontane delle sculture raffiguranti 3 teste ritrovate da Sgarbi che erano state trafugate dal luogo del martirio di San Paolo. Nel 1998 fa clamore la sua iniziativa di rompere l’embargo internazionale alla Libia di Gheddafi, violando il blocco aereo e atterrando su Tripoli con due piccoli Piper decollati da Lampedusa. All’impresa partecipano anche l’editore Nichi Grauso, l’esperto d’arte Peter Glidewell, il regista Filippo Martinez e un giornalista del Corriere della Sera, Francesco Battistini[13]. La trasvolata apre un canale di dialogo col regime libico, nonostante la missione si concluda in modo rocambolesco col tentativo di Grauso di rimpatriare all’insaputa dei libici un capocantiere sardo “trattenuto” dalle autorità per una controversia giudiziaria.[senza fonte]

Nel 2006 è membro della giuria nel reality show La pupa e il secchione su Italia 1. Verrà però espulso dal programma a due puntate dalla fine, per via di un’accesa lite con un’altra giurata, Alessandra Mussolini, dove voleranno parole pesanti ed offensive, dovuta a questioni politiche[14]. Sarà sostituito poi da Andrea G. Pinketts.

Ha avuto occasione di doppiare un personaggio dei Simpson: il gestore del banco “Il lancio degli anelli”, nella puntata “Bart Giostraio”[15]. Nel 2008 interviene nel documentario Il falso bugiardo di Claudio Costa, dedicato allo scrittore Luciano Vincenzoni che conobbe a Venezia tramite l’amico comune Goffredo Parise.

Nel 2010 è membro della giuria in due programmi: Il più grande (italiano di tutti i tempi), condotto da Francesco Facchinetti su Rai 2 e La pupa e il secchione, condotto da Enrico Papi e Paola Barale su Italia 1. Il 18 maggio 2011 conduce un nuovo programma su Rai 1 intitolato Ci tocca anche Vittorio Sgarbi – Or vi sbigottirò, che fa registrare un bassissimo risultato d’ascolti già alla puntata d’esordio (una media di 2.640.000 telespettatori, 8,27%). Visto il risultato, assolutamente scarso per il primo canale RAI, il programma viene interrotto dopo una sola puntata. Poco dopo dichiarerà «Ho sbagliato io, ora chiudiamo» Nella trasmissione, dedicata al tema della paternità, tra le altre cose il critico d’arte ha parlato di ambiente, criticando le forme di energia eolica e solare.[16] Fin dagli esordi è rappresentato dal suo agente e produttore editoriale Guido David Pietroni.

Carriera teatrale

Nel 2009 ha iniziato una sua tournée teatrale dal titolo Sgarbi l’altro.

Nel 2010 ha dato vita a uno spettacolo teatrale con il pianista Nazzareno Carusi intitolato Discorso a Due e dedicato agli Anni di Pellegrinaggio di Franz Liszt e alle opere di Michelangelo e Dante che ne hanno ispirato i maggiori capolavori. Culmine del Discorso a due è l’esecuzione del melologo ideato da Carusi giustapponendo alla sua esecuzione della lisztiana Fantasia quasi Sonata – Dopo una lettura di Dante la lettura da parte di Sgarbi dell’intero V canto dell’Inferno dantesco.[17]

Per questo progetto, nel 2011 gli viene assegnato il Premio Lunezia in coppia con Nazzareno Carusi.[18]